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Dall’8 al 10 ottobre alla Nuvola Lavazza di Torino la quinta edizione della kermesse dedicata alle città

Dalla città dei 15 minuti alla città dei 1000 minuti. Il festival Utopian Hours torna a ottobre

di Federica Maria | pubblicato: 29/03/2021
Il claim della “città dei 1000 minuti”, scelto per quest’anno come titolo del festival, è accompagnato dal sottotitolo “The city is everywhere”
Dalla città dei 15 minuti alla città dei 1000 minuti. Il festival Utopian Hours torna a ottobre
Il claim della “città dei 1000 minuti”, scelto per quest’anno come titolo del festival, è accompagnato dal sottotitolo “The city is everywhere”

«Dalla città dei 15 minuti alla città dei 1000 minuti, dove il tempo – e non più lo spazio – diventa la misura delle cose, dove la città sarà una condizione dell’essere e non della sola materia». È con questa definizione che Utopian Hours, festival dedicato al city making, annuncia le date della quinta edizione, che si terrà alla Centrale della Nuvola Lavazza di Torino dall’8 al 10 ottobre prossimi. La tre giorni – curata dall’associazione Torino Stratosferica guidata da Luca Ballarini – sarà un’occasione per approfondire i temi più urgenti che affliggono gli ambienti urbani e conoscere le esperienze di successo di diverse città del mondo, tra sfide visionarie, progetti di placemaking, innovazione sociale e tecnologica.

L’esperienza vissuta in questo ultimo anno ha reso evidente l’importanza del concetto di prossimità per migliorare la qualità della vita dei cittadini, portando alla ribalta l’idea della “città dei 15 minuti”. «Ma riorganizzare lo spazio di prossimità non può essere l’unica soluzione: questo è un modello già superato, oltre che inadeguato a riequilibrare le differenze tra chi sta meglio e chi sta peggio in città» spiegano da Utopian Hours.

Il claim della “città dei 1000 minuti”, scelto per quest’anno come titolo del festival, è accompagnato dal sottotitolo “The city is everywhere” (la città è ovunque). Un sottotitolo che  invita a riflettere sul fatto che ogni slogan, ideologia e parola chiave con cui si prova a modellare il futuro, porta inevitabilmente con sé una contraddizione. Ecco che allora lo spazio urbano, nella visione di Utopian Hours, è aperto e diffuso.
In un discorso globale e collettivo sulla città, spiegano ancora gli organizzatori, la manifestazione «inviterà a prendere coscienza che l’Antropocene e l’evoluzione delle città sono due spirali dello stesso Dna, e che una metamorfosi umana è ancora possibile se riusciamo ad agire in simbiosi con il pianeta e allo stesso tempo a dare libero sfogo allo sfrenato desiderio di essere sempre più una specie urbana».

Ma su quali pilastri si fonda questa nuova proposta? «Per argomentarla bastano cinque punti» raccontano gli organizzatori: è definibile spazio urbano ovunque vi sia un cittadino, una dimensione formata da un network di beni e informazioni dispersi e abitata da individui anch’essi dispersi e al tempo stesso ben connessi; allo stesso modo l’idea di città moderna, come somma tra architetture e mura, è superata: oggi è necessario parlare di nuova civitas, di “spirito” della città. E ancora, l’urbanistica del 1000 minuti non si concentra più sul costruire spazi: anzi, sarà proprio la gestione del tempo a plasmarli. Quindi, secondo questa nuova visione – oltre a riadattare gli ambienti metropolitani con micro-soluzioni temporanee – è urgente ragionare su come gestire il nostro essere “temporaneamente cittadini ovunque”, passando dal city making al citizens making. Insomma, “la città ai cittadini”.

Alla scorsa edizione della kermesse, dal titolo “The city at stake” (la città a rischio), hanno partecipato numerosi ospiti internazionali del calibro di Leslie Kern, geografa ed esperta di politiche urbane di genere, l’etnografa Karen Rosenkranz, Anne van der Burgh, direttrice di Next degli olandesi MVRDV, Samir Bantal di AMO e, tra gli italiani, Carlo Ratti e Maurizio Carta.


In copertina: la locandina dell'iniziativa © Utopian Hours 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città
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