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L’architetto milanese si racconta nella rassegna Artcity e porta tra gli esempi il padiglione della Biennale 2014 e il caso Milano

Cino Zucchi: La metamorfosi delle città contemporanee, sintesi di antichità e modernità

di Giuseppe Milano | pubblicato: 10/07/2017
"L’innesto è un atto violento perché unisce trasformazione e riorganizzazione dell’esistente, assumendosi la responsabilità del suo atto"
Cino Zucchi
Cino Zucchi: La metamorfosi delle città contemporanee, sintesi di antichità e modernità
"L’innesto è un atto violento perché unisce trasformazione e riorganizzazione dell’esistente, assumendosi la responsabilità del suo atto"
Cino Zucchi

L’architettura come continua trasformazione dello spazio antropizzato segnato dalla compresenza di antico e moderno. L’architetto Cino Zucchi, intervenendo in un incontro della rassegna Artcity promossa a Roma da Sonia Martone e Pisana Posocco sul tema “Il nuovo nell'antico” ed evocando le lezioni stilistiche di Leon Battista Alberti e Giovanni Battista Piranesi, ma anche quelle filosofiche di Henri Focillon e Paul Valéry, ha esortato i numerosi giovani professionisti presenti ad andare oltre la tradizionale dicotomia tra forma e contenuto. 

Se il Classicismo rappresenta “il manuale delle istruzioni” comunque da conoscere, oggi è necessario immergersi nella “modernità anomala marcata dalla capacità di innovare e al contempo di interpretare gli stati precedenti, mediante innesti capaci di agire con efficacia e sensibilità in contesti urbani stratificati”. Per Cino Zucchi l’innesto, suo tema alla Biennale Architettura 2014, è un atto violento perché “unisce trasformazione e riorganizzazione dell’esistente, assumendosi la responsabilità del suo atto”.

L’architetto e professore milanese ha, dunque, richiamato la sua esperienza di curatore del Padiglione Italia alla 14esima Biennale di Architettura di Venezia condivisa con Rem Koolhaas, che nella declinazione del tema Absorbing Modernity 1914/2014 si proponeva di indagare il rapporto tra il modernismo e le architetture nazionali. Ad aprire e chiudere la mostra due segni, due “innesti” fisici nel contesto dell’Arsenale firmati dallo stesso Zucchi: Archimbuto, il grande portale arcuato dell’ingresso adiacente le Gaggiandre, rimasto e non demolito dopo la Biennale di Zucchi, e Il nastro delle Vergini, una grande panca-scultura che si snodava tra gli alberi nel Giardino che si apre oltre il padiglione.

E cosi dagli esempi delle opere di Terragni o di Giò Ponti, si è passati a Milano assunta ad esemplare “laboratorio del moderno”. “La città – ha raccontato Zucchi – è stata pesantemente bombardata nel ’43 e gli edifici moderni sono nati quasi dalle macerie configurando la morfologia esistente e raccontando il dinamismo di un territorio che, dopo Expo 2015, è tornato ad essere riconosciuto nel mondo sia per i suoi valori urbanistici ed architettonici che per la qualità della vita”.

Numerosi gli interventi realizzati a Milano: prima gli edifici residenziali e per uffici nell’area ex Alfa Romeo al Portello, poi quelli della “Corte Verde” e, infine, la Residenza 9/13 nella nuova area di Porta Nuova a Milano. Cino Zucchi oggi è al lavoro a Mosca, ha realizzato l'headquarter Salewa a Bolzano, e a Torino ha firmato l’ampliamento del Museo nazionale dell’automobile e la nuova sede Lavazza. A Venezia ha costruito all’isola della Giudecca, nell’area ex Junghans, giocando con i colori e le decorazioni, stabilendo un rapporto contemporaneo con la tradizione e con l’unicità del paesaggio urbano. 

“Dei cinque edifici realizzati a Venezia – ha raccontato Zucchi – uno in particolare è entrato nell’immaginario degli studenti e di chi si interroga sull’inserimento nel contesto urbano, distinguendosi come una trasfigurazione astratta dell’abitare veneziano. Pensando, dunque, al binomio originalità-modernità mi torna in mente ancora una volta Paul Valery: nella vita moderna a lui piaceva ciò che gli consentiva di condurre più piacevolmente e facilmente una vita non moderna".

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città
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