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L’architetto bresciano, partner dello studio ARW Associates, fa il punto sulle criticità e le sfide da affrontare

Botticini: architettura frenata da un sistema-vittima delle proprie inerzie, nonostante lo sforzo di molti

di Paola Pierotti | pubblicato: 06/01/2021
«La paura del cambiamento porta troppo spesso a vedere il passato come un simulacro da riprodurre. Da qui, una psicologia difensiva»
Camillo Botticini
Botticini: architettura frenata da un sistema-vittima delle proprie inerzie, nonostante lo sforzo di molti
«La paura del cambiamento porta troppo spesso a vedere il passato come un simulacro da riprodurre. Da qui, una psicologia difensiva»
Camillo Botticini

«Quest'anno abbiamo perso un progetto per l'arresto del sindaco (con elezioni conseguenti ed abbandono del progetto dell'amministrazione poi insediatasi), uno perché la Sovrintendenza lo ha bocciato, uno perché i fondi non sono arrivati (inerzia burocratica) e uno perché il suolo era troppo inquinato da non rendere sostenibile l'intervento. Credo sia uno spaccato di cosa voglia dire fare architettura o forse qualsiasi attività in Italia oggi». L’architetto bresciano Camillo Botticini ha affidato a facebook la fatica nel riuscire ad esercitare la professione in Italia. Una denuncia contro un «sistema-vittima delle proprie inerzie», evidenziando un «quadro normativo, politico ed istituzionale limitato, nonostante lo sforzo di molti».

Botticini dal 2016 ha rilanciato la sua attività professionale con l'amico e partner Matteo Facchinelli, con lo studio ARW Associates. Oggi con 20 collaboratori. «Avevamo constatato che le opere pubbliche ripartivano senza il gioco ‘dell'appalto integrato’ che trasforma il progettista in un dipendente dell'impresa, cosa che va benissimo alle società di ingegneria, ma meno a chi ha sempre pensato al progetto non solo come ad un percorso ad ostacoli tra norme e burocrazia, al processo che superi il progetto». Nelle pieghe di un sistema spesso critico, non mancano sindaci e Rup illuminati che permettono di fare innovazione, che investono sul progetto, ma in queste settimane torna nel dibattito pubblico il tema della burocrazia, della qualità e della mancanza di una strategia culturale che si rintraccia anche in un timido dibattito sui progetti legati al Recovery Fund.

«Basterebbe fare una legge sulla qualità dell'architettura che poi significa imporre che scuole, ospedali, città, infrastrutture e territori non siano preda di progettazioni approssimative e modellistiche, incapaci di cogliere i caratteri di ciò che resta del nostro meraviglioso Paese» ha commentato Botticini che in questi mesi è intervenuto più volte sul tema della Legge per l’architettura .

«Si dirà che l'emergenza impedisce cambiamenti strutturali e tutto resta come prima, con le Soprintendenze che giustamente, vedono il progetto e i progettisti come un nemico da combattere, non distinguendo più il buono dal meno. Su questa linea - racconta Botticini - il nostro progetto per un rifugio di montagna - raccontato da thebrief - è stato considerato “alieno al contesto perché non risponde allo stereotipo della baita di montagna”». La questione si sposta sulla formazione, sulla cultura di liberi progettisti e funzionari delle Pa, sulle visioni possibili per l’inserimento ambientale proprio attraverso il progetto. «La paura del cambiamento porta troppo spesso a vedere il passato come un simulacro da riprodurre. Ecco che il cambiamento produce di fatto una psicologia difensiva».

Capita ancora troppo spesso che la politica cancelli i progetti di precedenti amministrazioni «sprecando investimenti collettivi in base a scelte che, a torto o ragione, cancellano progetti come la biblioteca di Legnano progettata con Francisco Mangado (concorso aggiudicato nel 2018) per volontà di un assessore illuminato fatto fuori dalla sua stessa giunta poi purtroppo, anche per noi, arrestata (nel 2019)».

«I progetti non nati per inerzia burocratica», come si citava nel post su facebook, sono molti. Le cause? Anche il sottodimensionato delle risorse. I pochi che lavorano difficilmente riescono a produrre più della gestione dell’ordinario, a maggior ragione in questo tempo di pandemia e smart working. E poi c’è il tema della valorizzazione di brownfield, contaminati dalle precedenti attività che hanno fatto crescere il Paese nel boom, ma oggi lasciano oneri insostenibili. «Non mancano progetti straordinari in divenire anche nella nostra città, a Brescia, su via Milano ad esempio - racconta l’architetto - ma lo stesso tema lo riscontriamo in progetti, a Lumezzane, e recentemente anche a Milano per un fondo che vede nei costi di bonifica un onere che potrebbe annullare la possibilità realistica di un investimento».

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