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Reinterpretazione dell’edificio storico progettato da Othmar Barth, che si apre alla comunità

Bressanone, l’Accademia Cusanus rivive attraverso le suggestioni di Modus Architects

di Francesca Fradelloni | pubblicato: 15/03/2021
«Questo edificio è stata una fonte inesauribile di insegnamenti, una miniera di soluzioni architettoniche, di dettagli raffinati e pattern geometrici misurati; una musa nella sapiente orchestrazione della luce naturale e nell'uso limitato di materiali; una guida alla sintesi, alla semplicità e al decoro: esempio di pura bellezza»
Matteo Scagnol
Bressanone, l’Accademia Cusanus rivive attraverso le suggestioni di Modus Architects
«Questo edificio è stata una fonte inesauribile di insegnamenti, una miniera di soluzioni architettoniche, di dettagli raffinati e pattern geometrici misurati; una musa nella sapiente orchestrazione della luce naturale e nell'uso limitato di materiali; una guida alla sintesi, alla semplicità e al decoro: esempio di pura bellezza»
Matteo Scagnol

Lungo la riva del fiume Isarco si gioca con la luce, si fantastica con le architetture. Modus Architects recupera ed amplia il centro per l’apprendimento, l’Accademia Cusanus, dedicato allo scambio culturale e all’incontro tra mondo religioso e laico. Il progetto si struttura con spazi per seminari d'alta formazione e per l'accoglienza, attraverso un ampio spettro di interventi che danno forma a un complesso organico e interconnesso, che apre le sue porte alla comunità di Bressanone in provincia di Bolzano.
Tre gli edifici che la compongono: “Paul Norz Haus”, “Mühlhaus” e l’edificio principale “Haupthaus”, progettato dal noto architetto locale Othmar Barth, il primo edificio moderno inserito sotto la tutela dei Beni Architettonici ed artistici della Provincia di Bolzano. In occasione della sua inaugurazione nel 1962, l'edificio diede vita a un acceso dibattito: molti consideravano il progetto in mattoni e cemento a vista come sfacciatamente moderno e fuori luogo, una figura scomoda in relazione all'edificio settecentesco del Seminario Maggiore, mentre altri accolsero con entusiasmo l'ampliamento contemporaneo nel tessuto medievale del centro storico. Oggi, l'edificio è diventato uno dei landmark di Bressanone ed è considerato il capolavoro di Barth. 

Il progetto Modus traccia una linea sottile tra ciò che sembra essere parte integrante degli edifici originari e ciò che si palesa come elemento di novità. I due interventi più significativi ed espliciti si trovano al piano terreno dell'Haupthaus, dove un asse di nuova formazione apre l'edificio, e al livello inferiore, dove una grande sala conferenze diventa il nuovo fulcro del complesso. Infatti, l’Haupthaus si presenta con una pianta composta da tre quadrati che si aprono verso sud a formare un'impronta trapezoidale indelebile. 

«Questo edificio è stata una fonte inesauribile di insegnamenti, una miniera di soluzioni architettoniche, di dettagli raffinati e pattern geometrici misurati; una musa nella sapiente orchestrazione della luce naturale e nell'uso limitato di materiali; una guida alla sintesi, alla semplicità e al decoro: esempio di pura bellezza» racconta Matteo Scagnol, co-fondatore con Sandy Attia di MoDusArchitects.

Gli architetti sono stati chiamati a una ristrutturazione attenta e misurata, ma soprattutto rispettosa. Al livello seminterrato, l'area dell'ex circolo privato è stata trasformata in una serie di sale per seminari che a loro volta diventano contigue grazie all'aggiunta della grande sala conferenze, illuminata dall'alto da un lucernario a forma di U. Le 55 camere, che ospitano fino a 96 persone, di diverse dimensioni e capacità sono caratterizzate dal colore blu nella Paul Norz Haus e dal verde pistacchio nella Mühlhaus. Nelle camere dell'Haupthaus, invece, gli arredi sono stati riportati al disegno originale di Othmar Barth con piccole variazioni. Nell'edificio principale, i corridoi balconati che danno accesso alle stanze si affacciano sul salone centrale e confinano a nord con la Cappella e a sud con un'altra grande sala congressi posizionata su due livelli, che si apre verso il salone tramite una parete divisoria mobile al centro. Le poltrone Finn Juhl originali, che Barth aveva utilizzato nei vari spazi comuni di tutto l'edificio, sono state restaurate e reintrodotte nelle nicchie dell'edificio. L’intensità spirituale della luce, che filtra dai lucernari a volta, si ritrova anche nella Cappella, spazio solenne modificato solo dal solido in pietra dell'Ambone dell'artista Lois Anvidalferei, posto di fronte all'altare esistente. 

Attraverso una ricerca d'archivio che ha portato alla luce la copiosa documentazione del progetto, che include le numerose variazioni e aggiunte previste, MoDusArchitects ha rinvenuto molte preziose informazioni sulla flessibilità dell'edificio originale di Barth.

L'Accademia deve il suo nome al Cardinale e teologo Nikolaus Cusanus, personaggio di rilievo dell’Umanesimo rinascimentale del XV secolo, che, per motivi religiosi e politici, giunse a Roma, dove entrò in contatto con Leon Battista Alberti. Un viaggio di ricongiungimento tra vecchio e nuovo, tra passate suggestioni e nuove visioni per reinterpretare un luogo che guarda al futuro pur proveniente da lontano. 

In copertina: immagine di Gustav Willeit

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: cultura; rigenerazione urbana
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