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Il Ministro opta per un lavoro condiviso su linee guida che tengano conto del ruolo sociale delle professioni tecniche

Bonisoli: All’Italia ora non serve una legge sull’architettura

di Elena Pasquini | pubblicato: 10/07/2018
"Non è necessaria in Italia una nuova normativa. L’opportunità potrebbe essere rimettere a punto delle linee guida, a partire per esempio dalla formazione, che costituirebbero eventualmente la base per un’evoluzione in legge"
Alberto Bonisoli
Bonisoli: All’Italia ora non serve una legge sull’architettura
"Non è necessaria in Italia una nuova normativa. L’opportunità potrebbe essere rimettere a punto delle linee guida, a partire per esempio dalla formazione, che costituirebbero eventualmente la base per un’evoluzione in legge"
Alberto Bonisoli

Le linee programmatiche del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Alberto Bonisoli, per l’attività del dicastero non contemplano una nuova legge sull’architettura. Durante l’audizione dinanzi alle Commissioni riunite Cultura di Camera e Senato, Bonisoli ha ribadito quanto anticipato all’VIII Congresso Nazionale degli Architetti, specificando che sebbene alcuni altri Paesi abbiano una legge per regolare alcuni aspetti della professione, non ritiene "sia necessaria in Italia una nuova normativa. Magari in futuro. L’opportunità potrebbe essere rimettere a punto delle linee guida, a partire per esempio dalla formazione, che costituirebbero eventualmente la base per un’evoluzione in legge".

Un atto rapido, quello delle linee guida, che risponde al cambiamento nel modo stesso di concepire l’architettura e nel ruolo dell’architetto nella società. "È chiaro – ha sottolineato il Ministro parlando a deputati e onorevoli – che molto è cambiato da quando Giò Ponti ha costruito il grattacielo Pirelli a Milano", con metropoli estese per centinaia di chilometri e, di conseguenza, dimensioni sociali e valoriali dell’attività architettonica non immaginabili in passato. "Andiamo verso una situazione di consumo di suolo pari a zero, rifacendo quanto c’è già, utilizzando tecnologie di un certo tipo e interfacciandoci con tematiche, conoscenze e competenze molto diverse da quelle che una volta era l’essenza del mestiere dell’architetto" ha spiegato Bonisoli.

Sul fronte della normativa, invece, arriva la promessa di sistemare in tempi brevi il Codice dei beni culturali e del paesaggio all’indomani della revisione del Codice di procedura penale che ha reso più difficoltosa l’attività investigativa a seguito della declassazione di alcuni reati.

A livello generale, il dicastero avrà come priorità l’investimento sulle tecnologie che permettano innovazione diffusa sul territorio delle soluzioni individuate e sulla mappatura dei beni e del loro livello di "rischio", un cambio di passo sulla formazione attraverso la revisione dei programmi di studio universitari. A questi punti, Alberto Bonisoli aggiunge il tema delle risorse, economiche e di personale, oltre all’annuncio di un piano di assunzioni straordinario rivolto soprattutto alle esigenze d’organico di archivi, biblioteche e musei. "Migliaia di assunzioni", specifica, attraverso concorsi pubblici e contratti a tempo determinato di persone specializzate nelle materie "tipiche" del Mibac come anche in ambito gestionale, per esempio in grado di gestire l’iter di un bando pubblico.

E se il Ministero "è abbastanza bravo a gestire i finanziamenti in arrivo dai fondi europei", come afferma il Ministro, resta la questione di dedicare risorse adeguate ai progetti più innovativi. L’esempio è quello del Bando Periferie che, seppure ammirevole nelle intenzioni, ha potuto beneficiare in passato di stanziamenti non adeguate alle esigenze di un Paese che ha nella cultura il suo elemento di riconoscimento a livello mondiale: "Se restiamo sottosoglia rischiamo di perdere tempo e non ottenere risultati adeguati". 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; cultura; spazi pubblici
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