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Da Repubblica all’Arena, dal Corriere a Il Piccolo, decine di penne al lavoro per raccontare la Mostra di Aravana

Reporting from Venezia. Ecco i titoli dei quotidiani nei giorni della vernice della Biennale

di Paola Pierotti | pubblicato: 29/05/2016
"Se nel 2014 eravamo così smarriti da ritornare ai Fondamenti, dai soffitti alle maniglie, oggi scopriamo le soluzioni inaspettate attorno al disastro del presente"
Fabio Bozzato
Reporting from Venezia. Ecco i titoli dei quotidiani nei giorni della vernice della Biennale
"Se nel 2014 eravamo così smarriti da ritornare ai Fondamenti, dai soffitti alle maniglie, oggi scopriamo le soluzioni inaspettate attorno al disastro del presente"
Fabio Bozzato

La Mostra di Aravena è decollata anche grazie alla spinta dei social. Ma il traino più importante resta quello dei quotidiani che nei giorni della vernice hanno valorizzato la capacità di ogni Biennale di essere fucina di ricerca e riflessioni, un’esposizione per progetti inediti, analizzati nei dettagli da sintetizzare e divulgare. Dietro un’immagine c’è un processo, ci sono squadre al lavoro da mesi, anni. Via via, mettendo a sistema i diversi punti di vista, si sta delineando la complessità della mostra Reporting From The Front. 

La Biennale delle risposte (Il Secolo XIX), Architettura come terapia (L’Arena), Aravena: Idee per il bene comune (Il Piccolo), Il conflitto? Inventa nuove società (Manifesto). Povera ma bella: il pronto soccorso dell’architettura (Corriere della sera), Architetti al fronte (Avvenire), Un’architettura del riciclo per luoghi urbani più umani (l’Unità). La sfida è in periferia (Corriere). Biennale, il mondo da inventare (Il Messaggero). Lager e sacchi di spazzatura, il nuovo corso dell'architettura (Libero). È finita l'epoca delle cattefrali nel deserto (Io Donna). Questi alcuni dei titoli proposti dai quotidiani nazionali nei giorni della vernice, sintomatici di un tempo proprio degli “architetti condotti” capaci di ascoltare bisogni e desideri, chiamati a rispondere con soluzioni semplici e spesso low cost.

Nella Biennale di Aravena l’architettura torna a misura d’uomo. Natalia Aspesi ha iniziato così il suo "reporting from Venezia" evidenziando il tema dei rifugiati, dimensione politica che ha concrete ricadute sullo spazio. Su Repubblica del 26 maggio la Biennale di Aravena viene esemplificata con l'approfondimento messo a punto dal padiglione tedesco. “C’è un'Europa che alza i muri, ma la Germania li abbatte. Oggi la Germania della Merkel dichiara di essere aperta a tutti e nel solo 2015 hanno passato i suoi confini più di un milione di rifugiati, lacerando il paese ma senza soluzioni di rifiuto. Salvini si arrabbierà – scrive Aspesi – per questo padiglione con poltroncine colorate e grandi fotografie e mappe dei quartieri già costruiti per, come dice il titolo di questa mostra Making Heimat, fare patria, per costruire subito l’integrazione”.

Il Corriere, nel primo giorno di apertura della vernice ha titolato con Architettura senza muri né confini. La Biennale che guarda agli esclusi. Anche Pierluigi Panza sottolinea la dimensione politica della Mostra ribadendo che “il tema Reporting From The Front rimanda al fronte dei senza casa, degli esclusi, dei migranti. Oltre a ricordare che la Germania ha ottenuto dalla soprintendenza il nulla osta per abbattere alcune pareti del padiglione progettato nel 1938 da Albert Speer (architetto di Hitler), Panza racconta l’ingresso all’Arsenale “realizzato con il materiale di recupero della Biennale 2015”.

Anche il Giornale parte da qui e titola La spazzatura dà il benvenuto al visitatore Il Foglio ancora, in un articolo di Manuel Orazi descrive nei dettagli la scena. “Centinaia di profili metallici pendono dal tetto come altrettante spade di Democle nella prima sala dell’Arsenale, lastre di polistirolo tutte intorno, frutto del riciclo di vecchie installazioni e Biennali passate”.

L’architettura operaia salverà il mondo è il titolo dell’articolo di Luca Molinari sulla Stampa in cui si ricordano le “centinaia di piccole belle storie che quotidianamente potrebbero rendere migliore la nostra vita. Il cuore di questa mostra – scrive Molinari – è l’azione silenziosa e militante di tanti autori - non architetti minori ma protagonisti attivi della vita culturale e sociale di tante parti del mondo - che hanno la possibilità di essere riconosciuti sul palcoscenico più importante del mondo”.

Con progetti giusti si raggiunge l’uguaglianza è il titolo dell’Unità che ha raccontato la Biennale 2016 enfatizzando per i lettori il tema caro ad Aravena: come si costruisce per chi non ha risorse. “Inutile puntare solo sulla redistribuzione del reddito, le disuguaglianze si riducono anche con buoni progetti per le città. Più chiaramente se una persona non ha i soldi per portare la sua famiglia in vacanza intanto – dice Aravena – costruiamogli un bel parco davanti a casa, senza aspettare l’aumento del suo salario”.

La Biennale ripara il mondo. Baratta una sfida per i sindaci è il titolo del Gazzettino di Venezia del 26 maggio. “Una rassegna spettacolare, ‘corretta’ e mobilitata contro i guasti dello sviluppo. Nel dare forma ai luoghi in cui vive la gente – scrive Sergio Frigo – l’architettura è più attenta che nell’era degli archistar al sociale, al risparmio, al riuso e si propone di intervenire sui guasti creati ovunque dal nostro modello di sviluppo con delle operazioni di rammendo che la creatività dei progettisti trasforma in ricamo”.

L’emergenza del costruire come un grande spettacolo è il titolo della Nuova Venezia dove Enrico Tantucci cita tra gli altri “l’installazione di Transsolar che crea una pioggia di luce fatta anche di polvere. Grazie a piccole perforazioni nel soffitto – come già realizzato per il Louvre di Abu Dhabi”.

Impegno e fantasia. Soluzioni inaspettate di fronte alla crisi è il messaggio del Corriere del Veneto. Fabio Bozzato lega l’edizione del 2016 alla precedente. “La crisi ha arso il mondo. E ora è arrivato il tempo di osservare cosa sia germinato attorno alle ferite e cicatrici. Se nel 2014 eravamo così smarriti – scrive Bozzato – da ritornare ai Fondamenti, dai soffitti alle maniglie, oggi scopriamo le soluzioni inaspettate attorno al disastro del presente”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; cultura
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