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Dati su organizzazione, parole chiave e commesse, per capire come decollano i talenti

L’atlante di New Generations: chi sono e cosa fanno gli architetti europei emergenti

di Paola Pierotti | pubblicato: 06/09/2019
«L’Atlas fa tesoro delle risposte date da 120 studi scelti in base alla percentuale di professionisti attivi nella propria nazione»
Gianpiero Venturini
L’atlante di New Generations: chi sono e cosa fanno gli architetti europei emergenti
«L’Atlas fa tesoro delle risposte date da 120 studi scelti in base alla percentuale di professionisti attivi nella propria nazione»
Gianpiero Venturini

Sei anni di ricerca, una banca dati raccolta con la collaborazione di 300 studi under 35, provenienti da 20 paesi europei. Un quadro qualitativo e quantitativo sull’architettura emergente, sui giovani talenti guardati da vicino negli anni di passaggio dall’accademia al mercato. Gianpiero Venturini, fondatore di Itinerant Office (bresciano, con esperienze internazionali e oggi con base a Madrid) è il motore del progetto New Generations e il curatore del progetto Atlas of emerging practices, presentato a Roma al museo Macro (6 settembre) nell’ambito di un festival che riunisce professionisti emergenti da tutt’Europa, in dialogo sul futuro del progetto e della professione.

«New Generations è nato quando molti architetti si stavano interrogando sul come far fronte alla crisi economica, come intraprendere il proprio percorso, come iniziare. L’Atlas, che ha richiesto un paio d’anni di lavoro – spiega Venturini – non è una ricerca statistica ma fa tesoro delle risposte date da 120 studi scelti in base alla percentuale di professionisti attivi nella propria nazione: l’Italia è il paese più rappresentato considerando che conta un quarto degli architetti europei, segue la Germania e poi la Spagna, che ne conta 1/3 rispetto all’Italia (questi tre paesi contano la metà di tutti gli architetti europei, ndr). Un atlante per invitare i giovani a farsi delle domande». Non riuscendo a dare risposte per la complessità dei casi, dei contesti e delle situazioni, l’Atlas è uno strumento di servizio che invita i giovani ad interrogarsi prima di iniziare il proprio percorso professionale: «in tanti iniziano facendo quello che capita, partecipando a decine di concorsi e sperando di vincerne uno. Chiedendosi in anticipo cosa si vuole essere da grandi, si può imboccare più facilmente la strada giusta».

Venturini e il suo team di lavoro hanno chiesto ai professionisti di descriversi per cercare di intuire quali sono i diversi sistemi organizzativi: office, studio, atelier, laboratory, collective, team, workshop, network, platform. Queste alcune delle declinazioni che lasciano trasparire sinergie con l’arte, localizzazioni diverse dei partner, gruppi interdisciplinari o di ricerca. «In quale tipo di ufficio mi piacerebbe lavorare? Vorrei essere il capo di un ufficio o essere partner di un collettivo orizzontale? Con quali tipi di bandi mi vorrei mettere in gioco, con fondi pubblici o privati?» Queste sono alcune delle domande che Venturini fa, per provare ad indirizzare i giovanissimi che si affacciano sul mercato, capitalizzando l’esperienza della generazione che li ha preceduti.

Itinerant Office ha avviato il lavoro di indagine facendo delle interviste con lo smartphone dello stesso Venturini, raccogliendo contenuti, dati e storie. Da ricerca personale è diventata una piattaforma condivisa con un festival (oggi alla sua sesta edizione dopo le tappe a Milano, Firenze, Genova, Roma, Varsavia e di nuovo Roma). «Siamo in contatto con 300 studi ma il progetto può essere virale: basta mandare una mail a ciascuno di loro e chiederci di segnalarci uno studio a loro vicino, di qualità».

L’Atlante fa tesoro delle parole chiave usate dagli studi: collaboration, public space, process, research, multidisciplinary, approach, city, ideas, community… e le analizza nell’ambito di quattro macro-aree. Organization, business, projects e media, questi sono anche i capitoli del volume che raccoglie storie e casi concreti attraverso l’esperienza sul campo. Perché l’architettura è creatività, ma è soprattutto fare.

Dai concorsi Europan, che coinvolgono gli architetti europei under40, al lavoro della Fondazione Mies van der Rohe che assegna il premio europeo dell’architettura e da più di 25 anni sta costruendo un archivio di opere che racconta l’evoluzione nei diversi paesi e nel continente. C’è fermento nella costruzione di una narrativa europea sull’architettura, e New Generations si inserisce in questo filone, testimoniando con dati e casi concreti quanto gli studi giovani siano caratterizzati da una significativa frammentazione (numerosi i casi con un solo partner, senza collaboratori); come le realtà più vivaci anche in termini di organizzazione e per opportunità di commesse stiano nel Nord Europa; come l’avviamento sia spesso legato a situazioni personali e familiari, ma come partecipazione e coinvolgimento delle comunità possano essere un volano per lasciare un segno sul territorio e per far decollare la propria carriera (anche facendo tesoro dell’era digitale).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città
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