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Intervista all’architetto italiano del 2016: 33 anni di attività, 3 collaboratori e 2-3 opere all’anno

La ricetta di Werner Tscholl: studio taglia small e gestione completa del processo

di Paola Pierotti | pubblicato: 30/11/2016
"Le opere devono avere un’anima, sapersi integrare nei luoghi e saper rispondere alle esigenze degli utenti"
Werner Tscholl
La ricetta di Werner Tscholl: studio taglia small e gestione completa del processo
"Le opere devono avere un’anima, sapersi integrare nei luoghi e saper rispondere alle esigenze degli utenti"
Werner Tscholl

Werner Tscholl, classe 1955, è l’architetto italiano del 2016. Il professionista altoatesino è stato scelto dal Consiglio Nazionale degli Architetti e premiato a Venezia in occasione della Festa dell’Architetto 2016 per il suo essere “fortemente radicato nel contesto fisico e sociale in cui opera. I suoi lavori hanno contribuito in maniera determinante a caratterizzare luoghi che hanno fatto della qualità del progetto di architettura un tratto distintivo. Attraverso la propria opera – ha dichiarato la giuria - interpreta e reinventa il contesto con soluzioni progettuali sempre in calibrato equilibrio dialettico tra tradizione costruttiva locale e innovazione del linguaggio”.

Il piccolo studio di Tscholl ha sede a Molveno (Bz), è impegnato soprattutto nel territorio altoatesino e riesce a portare a termine due o tre opere all’anno. Con l’architetto non collaborano più di tre professionisti contemporaneamente, con un frequente turnover: sono molti i ragazzi che hanno gravitato nel suo ufficio, e dopo una gavetta intensa, hanno aperto il proprio studio.

Architetto, qual è il target dei suoi clienti?
Oggi lavoro soprattutto con committenti privati, in alcuni casi si tratta di incarichi frutto di concorsi, altre volte vengo coinvolto direttamente. In generale seleziono le opportunità di lavoro, privilegiando quelle in Alto Adige, perché non riesco a gestire troppi lavori volendo gestire direttamente tutte le fasi del mestiere, dai disegni al cantiere. Al momento stiamo lavorando per diverse abitazioni private e stiamo seguendo anche il restauro di una vecchia sinagoga medievale in Germania.
 
La sua prossima inaugurazione?
L’anno prossimo nel comune di Malles ultimeremo la biblioteca che abbiamo ricavato all’interno del monastero di Monte Maria, sopra Bergusio.
 
Werner Tsholl guida uno studio di piccole dimensioni. Una scelta?
Bisogna decidere se diventare grandi e lavorare a scala internazionale o se restare piccoli. Per realtà come la nostra, fuori dai grandi centri, penso la cosa migliore sia optare per un piccolo ufficio che riesce a garantire un lavoro di qualità. Sono sicuro che la qualità porta qualità e che i committenti colgono il plus di questo metodo di lavoro.
 
La realtà dell’Alto Adige non è rappresentativa del paese: per l’architettura è un’eccellenza. Qual è stato e qual è il suo rapporto con questo territorio?
Ho studiato all’Università di Firenze e quando sono tornato in Alto Adige, aprendo il mio ufficio nel 1983, ho trovato una realtà fertile, c’erano risorse economiche e committenti attenti. Per anni la situazione è andata via via migliorando e c’è stata sempre più apertura al contemporaneo. Nella nostra regione si sono affermati così in questi anni tanti giovani studi che hanno potuto sperimentare e avviare un processo di vera rigenerazione. Anche tra i committenti c’è stata una crescita di cultura e sono in molti a promuovere concorsi anche per realizzarsi la propria abitazioni privata.
 
L’Alto Adige è riconosciuto anche per il sapere costruire in modo sostenibile. Qual è il messaggio dell’architetto dell’anno a fronte della grande attenzione ai temi dell’efficienza energetica?  
Tutte le nostre case sono in CasaClima e autosufficienti, ma non lo dichiariamo; usiamo da tempo materiali riciclati ma non lo esplicitiamo. Concretamente, se si mette un impianto fotovoltaico, non serve mostrarlo. Noto che in generale si presta troppo attenzione alle performance, ma penso sia una moda che passerà. Costruire case sostenibili prestando attenzione alla scelta di tecnologie e materiali deve essere scontato, alla base del fare architettura.
 
Quali sono secondo lei i parametri per un’architettura di qualità?
Le opere devono avere un’anima, sapersi integrare nei luoghi e saper rispondere alle esigenze degli utenti. L’architettura deve avere un carattere, com’è per le persone. Non tutto quello che esiste va conservato, bisogna tenere quello che merita e demolire quello che non vale, saper ricostruire ma facendolo meglio di com’era, come ha fatto il Barocco con il Gotico, il Gotico con il Romanico. In generale bisogna tutelare l’ambiente, anche in Alto Adige dobbiamo smettere di costruire sui prati verdi.

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Tag: arte; città; cultura; energia; tecnologia; uffici
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