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Ingletti (3Ti e Oice), Galatà (Spea Engineering) e Schiattarella a confronto sul Rapporto sull’imprenditoria del progetto elaborato da Aldo Norsa

Architetti e ingegneri all’estero: competitivi (con eccellenza) su pochi progetti e pochi mercati

di Paola Pierotti | pubblicato: 24/01/2017
"Nel prossimo futuro sarà necessario essere attrezzati per confrontarsi con grandi società di consulenza trasversale, dove architettura e ingegneria sono delle componenti"
Alfredo Ingletti
Architetti e ingegneri all’estero: competitivi (con eccellenza) su pochi progetti e pochi mercati
"Nel prossimo futuro sarà necessario essere attrezzati per confrontarsi con grandi società di consulenza trasversale, dove architettura e ingegneria sono delle componenti"
Alfredo Ingletti

Architettura e ingegneria italiana all’estero, con tanti sacrifici e con qualche opportunità nella competizione con i big internazionali. Accorpamenti e rafforzamenti imprenditoriali per far fronte al mercato globale. E ancora, focus sulle società come Expo 2015, Italferr, Metropolitana Milanese, Consorzio Venezia Nuova e tante altre società di capitali che operano come committenti delegati e che rappresentano una buona fetta del mercato nazionale. È stato presentato a Roma, in un Lunedì dell’Architettura promosso dall’Inarch, il Report 2016 elaborato da Aldo Norsa e dedicato all’imprenditoria del progetto. Un dialogo aperto con Alfredo Ingletti, presidente di 3Ti Progetti e vicepresidente Oice, con Antonio Galatà, ceo di Spea Engineering e Amedeo Schiattarella in rappresentanza dell’omonimo studio associato.

Ingegneria. “In termini dimensionali l’Italia è all’anno zero per quanto riguarda l’architettura e l’ingegneria. Proger che è la maggiore società di ingegneria italiana – precisa Aldo Norsa – è 61 volte più piccola di Aecom. Resta il fatto che all’estero la presenza italiana è significativa dal punto di vista qualitativo”. Norsa porta come esempio Bertone Design che, forte del dialogo con l’industria, riesce a ritagliarsi una nicchia nel campo alberghiero dove è richiesta una progettazione customizzata, e cita anche gli esperti di light design, sempre più spesso in stretta connessione con il mondo della produzione, per enunciare alcuni casi di successo di export di competenze italiane. Non solo, “ci sono alcune società come Italferr – aggiunge il curatore del rapporto – che quando riescono ad aggiudicarsi un incarico oltre confine, riescono a trainare l’imprenditoria italiana e a fare squadra”.

Il 2017 è iniziato in Italia con qualche segnale positivo nel mondo dell’ingegneria dove si distinguono gruppi interessanti come quello di Artelia, che lo scorso anno, incorporando Intertecno, si è avvicinata alla top ten dell’ingegneria italiana: Artelia Italia ha infatti un fatturato previsionale 2016 di 28,4 milioni e con 200 dipendenti lavora prevalentemente nell'edilizia terziaria (con particolare esperienza nei settori alberghiero, direzionale, sanitario). Florida anche l’attività di Spea Engineering, nell’ambito del gruppo Atlantia (Benetton), forte della fusione avvenuta lo scorso anno con Adr Engineering: lavoro in house nel mondo aeroportuale e delle infrastrutture, senza rinunciare ad intercettare opportunità oltre confine. Spea Engineering a fine 2016 ha consegnato tra l'altro il nuovo Terminal 3 dell'aeroporto di Fiumicino.

Architettura. “Tra le 225 aziende più importanti del mondo, l’Italia occupa solo l’1%. Si stima che il grande architetto Renzo Piano possa raggiungere un fatturato intorno ai 40 milioni di euro – precisa Norsa – sommando il lavoro in Italia, quello della sede francese e quello dell’area americana –, d'altro canto il collega Norman Foster ha raggiunto quasi i 660 milioni di euro”. In Italia sul fronte dell’architettura gravano “autorialità” e “individualismo” oltre all’assenza di commesse interessanti e ad una progressiva perdita di fiducia nei pochi concorsi di progettazione indetti negli ultimi tempi. “Basta tra l'altro constatare che i grattacieli costruiti a Milano – ricorda Norsa – sono firmati da architetti internazionali”.

Per Ingletti c’è spazio per gli italiani all’estero: “si compete su pochi progetti e pochi mercati. Le grandi società stanno su centinaia di progetti e altrettanti mercati, ma sul singolo progetto – ne è convinto il vice presidente di Oice - la competizione non risente in modo evidente del divario dimensionale. Va aggiunto che le società che occupano i primi posti nelle classifiche per fatturato seguono attività che normalmente in Italia non sono riferibili direttamente al settore delle costruzioni. Ecco che tipicamente all’estero le società di ingegneria italiane si confrontano con realtà come Deloitte o Ernst&Young e non con i big come Atkins o Arup”. Ingletti lancia un monito prevedendo che nel prossimo futuro sarà necessario essere attrezzati per confrontarsi con grandi società di consulenza trasversale, dove architettura e ingegneria sono una delle componenti. “Dobbiamo saper dare una risposta integrata – spiega Ingletti – per non restare esclusi da questa partita, per non essere chiamati soltanto come subappaltatori di chi sa gestire la risposta complessiva”.

L’estero è la carta vincente, l’unica via, anche per la società recentemente costituita da Amedeo Schiattarella con i figli, una società di architettura che è anche parte di un consorzio interdisciplinare. “Io non credo più nel mercato italiano, non siamo fornitori di servizi di progettazione – dice Schiattarella –e le esperienze pregresse ci hanno spronato a guardare oltre i confini nazionali, prima in Corea, poi in Arabia Saudita e più recentemente in Qatar dove ci siamo via via conquistati la fiducia dei committenti”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: italiani all’estero
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