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Intervista a Alviano Scarel, ex sindaco e oggi assessore al Turismo, Lavori Pubblici ed Urbanistica: "Il patrimonio motore per la rigenerazione urbana"

Medaglia d’Oro dell’Architettura ad Aquileia, che corre per il titolo di capitale della cultura

di Nicola Vazzoler | pubblicato: 20/01/2016
"Dovremo lavorare di più sul concetto di industria culturale, coinvolgendo chi può prendere spunto dal patrimonio e può operare valorizzandolo. Il turismo di oggi non è soddisfacente"
Alviano Scarel
Medaglia d’Oro dell’Architettura ad Aquileia, che corre per il titolo di capitale della cultura
"Dovremo lavorare di più sul concetto di industria culturale, coinvolgendo chi può prendere spunto dal patrimonio e può operare valorizzandolo. Il turismo di oggi non è soddisfacente"
Alviano Scarel

“Il patrimonio può essere un motore per la rigenerazione urbana e lo sviluppo economico anche dei piccoli comuni italiani”. Ne è convinto Alviano Scarel, ex sindaco di Aquileia, oggi assessore al Turismo, Lavori Pubblici ed Urbanistica e vicepresidente della Fondazione Aquileia (organo incaricato della valorizzazione del patrimonio culturale della città). Aquileia, una delle più importanti città dell’impero romano, è oggi un piccolo comune di 3mila abitanti con reperti archeologici ai quali l’Unesco riconosce dal 1998 il titolo di patrimonio dell’umanità. Nel 2015 Aquileia ha sfidato alcune grandi città italiane per diventare Capitale della cultura, titolo poi conseguito da Mantova. Ha da poco ricevuto due importanti riconoscimenti: la “Medaglia d’oro dell’Architettura Italiana 2015” per la committenza pubblica e il “Premio per il patrimonio culturale dell’Unione Europea/Europa Nostra Awards” (con Venezia e Sardegna) per il progetto di valorizzazione dei mosaici paleocristiani del Battistero (Südhalle).

Qual è il ruolo di Aquileia oggi? E perché avete deciso di concorrere al titolo di Capitale Italiana della Cultura?
Sappiamo che la nostra città è fuori scala rispetto alle altre candidate, ma ha un grande patrimonio archeologico e l’ambizione di trasformarlo in tema di attrazione e sviluppo per nuove attività economiche. In un paio di mesi abbiamo stilato un progetto che ha passato la prima selezione. A novembre Mantova è stata nominata Capitale per il 2016. A questo punto attendiamo il 25 gennaio per conoscere quale sarà la città nominata per il 2017.

Le priorità per l’Aquileia del prossimo futuro?
Dovremo lavorare di più sul concetto di industria culturale, coinvolgendo chi può prendere spunto dal patrimonio e può operare valorizzandolo. Il turismo di oggi non è soddisfacente, perché è di passaggio, con limitate ricadute sul territorio. L’amministrazione comunale, nell’ultima revisione del Piano, ha individuato per esempio un’area per la costruzione di un albergo con oltre 100 camere per completare un’ospitalità diffusa e di piccola taglia, che non soddisfa la domanda. Con somma fatica stiamo affrontando la riqualificazione della via 24 Maggio. Gli interventi extra patrimonio ricadono purtroppo entro la dimensione di un paese con poche migliaia di abitanti, con i problemi di risorse legati alla gestione della vita quotidiana. Alla fondazione restano invece gli investimenti relativi alla valorizzazione del patrimonio. Il pubblico deve continuare ad avere una visione strategica e a produrre gli strumenti urbanistici atti alla sua realizzazione, il privato d’altra parte, deve essere in grado di coglierli. Altrimenti il progetto resta incompleto.

La Fondazione Aquileia è fra gli enti promotori della mostra “Il Bardo ad Aquileia” che raccoglie alcuni reperti del museo tunisino colpito dagli attacchi dell’IS. Quali le ricadute per Aquileia?
Anche se si tratta di un’installazione piuttosto piccola, la mostra ha avuto un’ottima risposta grazie ad un’intelligente opera di promozione sia sulla carta stampata sia attraverso i programmi televisivi regionali. In prospettiva sono già stati firmati alcuni accordi preliminari per un’altra mostra: la Presidente della Regione FVG Debora Serracchiani in Iran si è fatta infatti portavoce di un progetto simile per ospitare, entro l’estate, 15 reperti archeologici del museo nazionale di Teheran.

Rispetto al vasto patrimonio archeologico a cielo aperto quali le strategie di valorizzazione adottate?
Negli anni passati si è scavato troppo spesso senza un piano unitario, seguendo piuttosto l’emergenza. I ritrovamenti sono stati portati alla luce parzialmente e i resti all’aria aperta necessitano di una costante manutenzione ordinaria e straordinaria. In casi particolari (Südhalle e “stalla Violin”) si sono proposte coperture che sono però molto onerose; inoltre accanto a queste soluzioni esemplari, c’è bisogno di coperture non costose che mettano in sicurezza i materiali scoperti. Il rapporto con la città viva è ancora difficile, a volte conflittuale: sopratutto in passato il patrimonio culturale è stato visto come ostacolo per le diverse attività. Ma aver inserito ad esempio negli anni ’70 le zone residenziali in ambito non archeologico ha aiutato e oggi stiamo andando verso un cambio di mentalità, in cui gli abitanti guardano con interesse ai beni culturali e alle opportunità che ne conseguono.

Dopo la riqualificazione degli spazi antistanti la Basilica, quali sono i progetti in corso?
Oltre alla Südhalle siamo impegnati sulla copertura dei resti della “stalla Violin”. I mosaici ritrovati nell’area, a seguito di lavori che la Fondazione ha fatto per la sistemazione della viabilità di Piazza Capitolo, sono per qualità i più simili in assoluto a quelli presenti nella basilica paleocristiana. Si tratta di unacopertura che rende visibili i mosaici e che si innesta su un intervento fatto agli inizi degli anni ’60.

Come avete affidato il progetto?
Con un concorso vinto da Tortelli e Frassoni. Si andranno in questo modo a completare gli interventi su Piazza Capitolo. Pensiamo che possano poi iniziare i lavori del primo lotto dell’intervento di valorizzazione della domus di Tito Macro (fondo Cossar) esito di un altro concorso internazionale. Si tratta della copertura di una domus romana che ripropone, a scopo anche educativo, la volumetria di quello che poteva essere l’edificio antico.

Da committente pubblico, ci crede nello strumento del concorso?
È una procedura che premia i committenti e permette lorodi andare a definire la propria visione per confronto diretto. Le risposte dei singoli progettisti sono un elemento di crescita e discussione.

Tra successi e insuccessi, Aquileia conta anche una “rovina moderna”: il centro visitatori. Quali i problemi nella realizzazione di questa opera? Quali i benefici invece nel portarla a termine?
Cominciamo dalla coda. Si tratterebbe di un luogo strategico per la città perché in questo edificio era previsto un infopoint che doveva servire il parco archeologico di Aquileia. L’opera, frutto di un progetto di 5+1AA, è però ferma da oltre un decennio. La proprietà è demaniale e non si sono ancora capiti fino in fondo i motivi dello stop del cantiere, recentemente però ci sono stati due sopralluoghi da parte di una commissione ministeriale. Quest’ambito tra l’altro sfugge al controllo comunale perché è gestito direttamente dalla Soprintendenza e la responsabilità diretta è del Ministero. È questa sicuramente una questione da risolvere, fondamentale per Aquileia e, al di là del fatto che la proprietà sia statale, dovrà vedere coinvolta anche l'amministrazione comunale e la cittadinanza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; cultura
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