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Il pannello di tessuto made in Italy, nato per la schermatura solare ventilata, è competitivo sui mercati esteri per la flessibilità e il basso impatto ambientale

Tessuto tecnico e strumento di design: I-Mesh in mostra con "Arazzi contemporanei"

di Teresa Giannini | pubblicato: 29/01/2020
«C’è ancora una forte manualità nella nostra azienda. L’artigianalità per noi non è un legame con il passato, piuttosto una spinta nel futuro»
Alberto Fiorenzi
Tessuto tecnico e strumento di design: I-Mesh in mostra con
«C’è ancora una forte manualità nella nostra azienda. L’artigianalità per noi non è un legame con il passato, piuttosto una spinta nel futuro»
Alberto Fiorenzi

Con la mostra "Arazzi Contemporanei", le sale seicentesche di Palazzo Cavallerini Lazzaroni in pieno centro storico di Roma, si vestono di innovazione, ricerca e artigianalità. Tutto questo è I-Mesh: un tessuto tecnico che valica i confini del settore delle costruzioni e trova un’originale espressività nell’arte e nel design. Attraverso il dialogo tra impresa e creativi, un filo si trasforma in quadro, istallazione, arazzo.

I-Mesh. È un semplice pannello di tessuto, quello prodotto nell’azienda marchigiana con sede a Numana. Una tecnologia antica - costituita da un panno più o meno trasparente - nata per la schermatura solare ventilata, riportata in auge grazie alla disponibilità di nuove materie prime.
«I sistemi come questo esistono da sempre - svela Alberto Fiorenzi, business developer di I-Mesh - Io penso che non si inventi nulla, ma che si scoprano delle cose. Mentre lo si fa, non si è nemmeno consci di ciò che accade, si capisce solo dopo».

Nella piccola cittadina affacciata sull’Adriatico si fa sperimentazione: l’intreccio di fibre naturali e artificiali che disegna la maglia dell’I-Mesh è studiato per massimizzarne le performance di resistenza, durabilità e trasparenza. Un team di designer, ingegneri, creativi e operai-artigiani, testa le potenzialità della trama con un approccio fresco e tecnologico, alla ricerca di frontiere sempre diverse verso cui dirigersi.

Sotto la lente dal 2017, quando Cristiano Toraldo di Francia - architetto cofondatore del gruppo radicale di Superstudio, venuto a mancare la scorsa estate (di qualche giorno fa è la scomparsa del socio Adolfo Natalini, ndr) - ne evidenziò la forza simbolica e applicativa, l’I-Mesh è tra i risultati più significativi della tecnologia Made in Italy. «C’è ancora una forte manualità nella nostra azienda - spiega l’imprenditore - l’artigianalità per noi non è un legame con il passato, piuttosto una spinta nel futuro».

Fatta a mano, su misura e senza scarti, la rete di fibre è adatta alla progettazione di dettaglio e può contare su rapidi tempi e modalità di messa in opera: leggera e sottile si addice a soluzioni di trasporto saving space, che ne abbattono costi ed impatto ambientale.

Essendo ancora poco conosciuto in Italia, l’I-Mesh esprime la propria competitività, come materiale costruttivo, soprattutto nel mercato estero: è il caso dello store di Dior aperto lo scorso luglio sugli Champs Elysées, in cui il mix di fibre minerali è stato scelto come elemento di design per reinterpretare il classico cannage del brand. Ma è approdato anche oltreoceano: a Tokyo, per gli uffici di MSC Crociere disegnati da Matteo Belfiore Architecture & Design, nel New Mexico insieme a Foster+Partners per lo Spaceport America - primo terminal spaziale commerciale del mondo – e a Dubai nell’ambito del Solar Decathlon Middle East, competizione internazionale sull’architettura sostenibile.
Rumors accennano ad un’importante commessa per il 2020, un evento capace di portarlo sotto i riflettori dell’architettura mondiale. Che siano proprio gli Emirati Arabi con Expo 2020 il prossimo trampolino di lancio?

La mostra. Arazzi Contemporanei nasce dall’incontro tra una realtà aziendale e un selezionato gruppo di artisti: uno scambio reciproco di esperienze, considerazioni, suggestioni, idee, che scavalca la dimensione tecnica dell’I-Mesh, per mostrarne le potenzialità evocative.
Tra i nomi, spicca proprio quello di Cristiano Toraldo di Francia. Il suo "Istogramma" è forse uno dei pezzi più conosciuti tra quelli esposti, forte di un’ambiguità mai banale tra tridimensionalità e superficie piatta. «Lui si illuminava – racconta con entusiasmo Fiorenzi – quando vedeva i nostri operai a lavoro. Questa collezione vuole rivelare quanto il materiale possa essere flessibile».

In mostra anche Migliore+Servetto Architects, con i loro lunghi e drammatici drappi dai bordi sfilacciati, Lis Beltran e Alberto Lievore, con un lavoro simile ad un delicato ricamo di essenze arboree, e i nastri tridimensionali di Ippolito Fleitz, che si sollevano dalla parete piegandosi su se stessi.

Presentata per la prima volta alla Milano Design Week 2018, Arazzi Contemporanei ha già aggiunto tasselli al proprio catalogo per il debutto a Roma e resta aperta ad altre collaborazioni. Obiettivo? Rintracciare strade inesplorate per le applicazioni dello stesso I-Mesh.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: arte; città; cultura; tecnologia
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