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Nel team di progetto anche i torinesi di Archicura e il veneziano Ugo Camerino

A 20 anni dalla gara, pronto l’ospedale di Verduno firmato Aymeric Zublena

di Federica Maria | pubblicato: 28/10/2020
«Umanizzazione significa quindi avere una struttura non prevaricatrice, un ambiente amico e famigliare, rifinito gradevolmente, con luce e verde tutto intorno»
Paolo Dellapiana
A 20 anni dalla gara, pronto l’ospedale di Verduno firmato Aymeric Zublena
«Umanizzazione significa quindi avere una struttura non prevaricatrice, un ambiente amico e famigliare, rifinito gradevolmente, con luce e verde tutto intorno»
Paolo Dellapiana

Alla fine degli anni Novanta è iniziato l’iter di progettazione che ha portato solo nel 2020 all’apertura di un’opera costata più di 180 milioni. Nel 1998 il progetto dell’ospedale di Bra-Alba è risultato vincitore della gara per la progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva indetta dall’allora ASL 18. Un anno dopo è stato approvato il progetto preliminare, nel 2001 il definitivo e nel 2004 l’esecutivo. La costruzione effettiva è partita nel 2008, procedendo a rilento, fino all’autunno del 2011. Soltanto nel 2015, grazie alla Fondazione Nuovo ospedale – virtuoso esempio di collaborazione tra privato e pubblico – il cantiere ha ripreso il suo corso.

Dopo vent’anni dal bando di gara, in provincia di Cuneo è stato completato e aperto il complesso sanitario Michele e Pietro Ferrero di Verduno, progettato da un team internazionale composto da Aymeric Zublena di Scau Architecture con i torinesi Ugo e Paolo Dellapiana di Archicura e il veneziano Ugo Camerino.

Ampi spazi vetrati, luce naturale e scorci sul paesaggio collinare circostante, ecco che l’ospedale, tra le Langhe e il Roero, è stato ideato con attenzione al paziente e alle sue esigenze. Anche gli spazi e i percorsi interni sono stati concepiti come luoghi sicuri, accoglienti e domestici, sempre per “umanizzare” il progetto. L'ingresso principale è completamente rivestito con pannelli vetrati in modo tale che l'uscita, sull'altro lato dell'edificio, sia visibile dal primo momento in cui si entra nell'ospedale, creando un filtro tra interno/esterno, esaltandone il rapporto.

Un ospedale-orizzontale, con un’impostazione a “piastra”, per semplificare la relazione tra i reparti e consentendo in futuro una maggiore flessibilità se fosse utile aggiornare la conformazione degli spazi nel tempo. La “galleria medica” è uno spazio vetrato che segue la pendenza del terreno da Nord a Sud, è il punto focale dell’intero intervento, uno spazio per l'accoglienza dal quale è possibile accedere alle cliniche e alla maggior parte dei reparti. Ai lati si collocano invece due blocchi lineari che ospitano le specialità mediche, le unità di recupero e le aree sanitarie. Ai dipendenti ospedalieri sono stati dedicati percorsi specifici, al fine di suddividere nettamente i flussi e trattenere pazienti e visitatori su aree e percorsi fissi, per semplificarne gli spostamenti ed evitare contaminazioni. Anche gli spazi sono pensati per incoraggiare la socialità o all’occorrenza creare ambienti intimi e riservati.

«Nel nosocomio di Alba-Bra abbiamo ripreso con ancor maggiore ampiezza, l’idea della “via medica” pensata dall’architetto Zublena per l’ospedale europeo Georges Pompidou a Parigi, trasformandola in “una galleria” per portare la luce naturale ovunque fosse possibile - racconta Paolo Dellapiana dello studio Archicura - il nuovo polo di Verduno è un posto pieno di luce e vita che non fa pensare alla malattia».  Nella visione dei progettisti l’ospedale deve essere una macchina per curarsi e non per essere ammalati, un luogo in cui sentirsi confortati e per di più in cui lavorare. Ecco che «la qualità del servizio medico, l’attenzione all’individuo e ai suoi bisogni devono essere il focus del progetto. Umanizzazione significa quindi avere una struttura non prevaricatrice, un ambiente amico e famigliare, rifinito gradevolmente, con luce e verde tutto intorno. Tutto ciò aiuterà il malato a guarire più rapidamente» sostiene l’architetto.

Dati, materiali e performance. Una superficie calpestabile totale di 110mila mq, 350 posti letto, prevalentemente in camere singole e 12 sale operatorie. Le facciate sono realizzate in pannelli prefabbricati in cls a taglio termico, mentre le pareti continue sono in alluminio e vetro a taglio termico. La grande vetrata è invece una facciata strutturale in acciaio e vetro camera. Infine, il rivestimento rosso della torre e dei volumi della facciata ovest e del cortile è in pannelli metallici isolanti. La classe energetica è A1.


Immagine di copertina: ospedale Michele e Pietro Ferrero © Barbara Corsico 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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