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Paolo Pileri: ci sono parole che sotto un manto di verde hanno il cuore di cemento

Dizionario urbanistico per spiegare (e difendere) il suolo come risorsa

di Paola Pierotti | pubblicato: 23/01/2019
«La legge sul consumo di suolo è incardinata in commissione al Senato. Evidentemente è un tema su cui rimane troppo complicato legiferare»
Rossella Muroni
Dizionario urbanistico per spiegare (e difendere) il suolo come risorsa
«La legge sul consumo di suolo è incardinata in commissione al Senato. Evidentemente è un tema su cui rimane troppo complicato legiferare»
Rossella Muroni

Consumo di suolo? È anche una questione di comunicazione. L’urbanista Paolo Pileri, autore della pubblicazione “100 parole per salvare il suolo. Piccolo dizionario urbanistico-italiano”, usa le parole per affrontare temi importanti come l’incomunicabilità tra cittadini e istituzioni, la “rendita” come devastante strumento di arricchimento a danno del suolo e dell’ambiente, la “solitudine amministrativa” di cui soffrono i sindaci specie nel caso dei piccoli Comuni, l’incuria di una certa urbanistica nel gestire il territorio e avvallare il consumo di suolo, la presenza di diversi ‘dialetti’ urbanistici che cambiano da Regione a Regione.

Gli esempi sono infiniti. «Spesso nei piani urbanistici - racconta il professor Pileri - si parla di aree di ricuciture, termine bellissimo che rimanda alla ferita che si ricuce. Un neologismo per riferirsi agli spazi liberi tra suoli urbanizzati, dov’è l’urbanizzato che ricuce e non la superficie agricola che riconnette gli spazi aperti. Ecco che il consumo di suolo arriva di fatto con una mediazione fatta dalle parole».

La pubblicazione di Pileri è l’occasione per un ragionamento politico con una chiara dichiarazione di intenti per limitarne il consumo. L’onorevole Rossella Muroni, promotrice dell’appuntamento alla Camera dei Deputati, forte della sua esperienza come presidente di Legambiente, ricorda che «la legge sul consumo di suolo è incardinata in commissione al Senato. Evidentemente è un tema su cui rimane troppo complicato legiferare. Aspettando la legge che verrà, con questo appuntamento - dice la Muroni - proviamo a ripartire dalla cultura perché su questi temi, anche in ragione di linguaggi tanto diversi, diventa quasi impossibile confrontarsi con chiarezza».

Pileri conclude con questa pubblicazione una sorta di trilogia, dopo “Il suolo sopra tutto. Cercasi terreno comune: dialogo tra un sindaco e un urbanista” e “Che cosa c’è sotto. Il suolo, i suoi segreti, le ragioni per difenderlo”. È un manifesto che rimette al centro la cultura e la conoscenza, «perché i cittadini hanno il diritto (e il dovere) di capire ogni parola scritta nelle leggi e nei piani urbanistici».

«L’Italia, per ora, non ha strumenti per raggiungere gli obiettivi internazionali che traguardano il 2050. Sarebbe utile avocare alle competenze statali - commenta Alessandra Bailo Modesti, Green Cities Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile - alcune regioni hanno normato la materia, chi con vincoli stringenti, chi meno; servirebbe al più presto una connessione tra i diversi livelli di governo del paese, con un indirizzo statale univoco per raggiungere obiettivi europei che nei tempi lunghi ci vincoleranno».

Limitare, moderare, mitigare, frenare.. o arrestare e frenare il consumo si suolo? Il dibattito è aperto. «E non di rado si usa l’ambiguità del linguaggio per nascondere delle bombe pazzesche» commenta Pileri. «Ci sono parole tossiche che continuano ad alimentare il vissuto di legislatori ed urbanisti e chi non parla - commenta - esprime un tacito assenso». Pileri ricorda la storia di Matilde Casa, sindaco di Lauriano (To), ambientalista dell’anno nel 2016, che ha trasformato un terreno edificabile in un terreno agricolo, «prova del fallimento del potere del sindaco - scrive l’autore - davanti alla volontà di esercitare il sacrosanto potere di variare il piano urbanistico riducendo le aree edificabili per salvare il suolo da un destino di cemento». In quel caso la sindaca ha vinto la sua causa, ma «ci sono ancora molti urbanisti e molti politici convinti - racconta il professore - che un’area utilizzabile abbia un diritto a prescindere dall’aver presentato e avuto approvato un piano attuativo o un progetto con tanto di permesso di costruire».

Si alla tutela del suolo e al riutilizzo di quel che già esiste. Questa è la tesi di Pileri che insiste anche riprendendo i numeri del Rapporto Ispra sull’urgenza di politiche e azioni mirate. Ma poi c’è un fronte altrettanto determinato ma più moderato, quello della politica che per prendere delle decisioni deve trovare dei compromessi. «Viviamo in un tempo dove competenza e conoscenza sono messe in discussione – ricorda l’onorevole Chiara Braga da anni impegnata sul tema specifico – il linguaggio specialistico va preservato. Sul fronte della legge per il consumo di suolo, speriamo che in questa legislatura si trovino le condizioni per concludere l’iter, abbiamo lavorato su un testo, sicuramente imperfetto, ma era una base frutto di una mediazione politica. Aggiungo un elemento: servono dati oggettivi e una più approfondita conoscenza del tema per poter proporre norme misurate che tengano in considerazione tutti gli aspetti del problema».

Dalla cultura all’operatività e la chiave di volta torna ad essere la “rigenerazione urbana”. Secondo Pileri «vanno costruite con cura le condizioni perché la rigenerazione sia vincente sulle tradizionali trasformazioni dei suoli liberi. Fintanto che rigenerazione e trasformazione urbanistica su suoli liberi coabiteranno con pari opportunità, la prima stenterà a decollare e quindi i consumi di suolo non si fermeranno».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag: città; cultura; spazi pubblici
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